mercoledì 31 maggio 2017

Perché ho deciso di scegliere Psicologia: i 30 minuti di Freud - Nella testa dei giovani e futuri psicologi

A diciott'anni volevo scrivere.
Sentivo l'impulso irrefrenabile di raccontare la mia e altre storie, storie di persone qualunque che proprio nella loro ordinarietà profumavano di straordinario. 
In realtà era già tutta una vita che amavo scrivere, ma da quando ero bambina dicevo di voler fare la psicologa. Mentre le altre bambine sognavano di diventare principesse, dottoresse, cantanti o veline, io sognavo di fare la psicologa. Avevo le idee chiare, insomma.
Quando però ho intrapreso il Liceo, la passione per la scrittura è emersa con tutta la sua forza. Mi immaginavo scrittrice, giornalista, reporter di guerra (non è durata molto quest'ultima fantasia però, devo ammetterlo), insomma io ero ovunque ci fosse bisogno di "portare luce", di "mettere in vista". E mi andava bene, in quella veste mi ci rivedevo tantissimo. Amavo quell'idea. 
A qualche mese dalla maturità però, quando ho dovuto seriamente pensare a cosa scegliere, ho rivissuto la mia passione per la psicologia passo dopo passo. Mi sono chiesta cosa mi aspettavo da questi studi, cosa volevo dalla vita, chi volevo essere. Tutto con l'ingenuità di chi non ha mai frequentato un'aula universitaria, ma anche con l'entusiasmo di chi non lo ha mai fatto. 
Questa è sempre l'idea all'inizio...  da Coppecih.
Come quasi tutti coloro che scelgono questo percorso, avevo il sogno della Clinica. Volevo aiutare le persone a uscire dai loro disturbi, a stare meglio, a vivere meglio. Spesso il sogno della clinica dei giovani futuri psicologi si accompagna un'immagine psicoanalitico-freudiana della professione. I tuoi sogni iniziano ad essere caratterizzati da studi professionali con grandi librerie, divani in pelle e scrivanie e tu ti figuri ben vestito su una poltrona con un taccuino in mano e occhiali a chiedere ai pazienti come va con la madre e cosa sognano. 
E così... mi sono iscritta.
Adesso di anni ne ho 21, ho frequentato ben più di una lezione, ho dato esami e ho un anno di vita fuori casa alle spalle, più due anni da  studentessa universitaria non frequentante e sebbene con il senno di poi certe scelte non le avrei fatte posso dire la mia sull'argomento.
Non ho scelto la psicologia perché promette grandi guadagni (anzi, non lo fa affatto!);
Non ho scelto la psicologia perché "è interessante da conoscere";
Non ho scelto la psicologia come ripiego;
Non ho scelto la psicologia con l'idea di prendere una laurea e aspettare il miracolo di San Gennaro;
In un certo senso, io e la psicologia ci siamo scelte.
Ci siamo scelte in preda a una passione lacerante e a tante idee e progetti da portare a termine insieme;
Ci siamo scelte perché ci interessiamo a vicenda, io mi interesso di lei e lei s'interessa di me, permettendomi di darle il mio contributo;
Ci siamo scelte perché sappiamo che l'una senza l'altra non saremmo le stesse;
Ci siamo scelte con la consapevolezza di dover lottare, sudare e sputare sangue perché venga riconosciuta la giusta dignità alla professione e la nostra utilità.
Dopo la scelta sono arrivati i momenti felici, ma anche quelli tristi.
Ci siamo odiate, a volte.
L'università non è facile, devi gestire studio, emozioni, impegni, voglia di scappare al mare a luglio quando tutti i tuoi amici mettono foto del mare mentre tu sei sul letto a studiare l'ennesima dispensa invocando San Condizionatore e con uno chignon sfatto che non hai neanche il coraggio di guardare, a volte va bene, a volte va male, succedono intoppi nel percorso, ti rendi conto che il sogno della Clinica non è più il tuo, che hai altre ambizioni, che la cosa più bella del mondo non è piegarsi sulle sofferenze altrui con l'aura di sicurezza che i libri ti concedono, con l'idea che tanto tu sei psicologo e capisci tutto, ma che lo è farlo con la consapevolezza che quella persona che ti sta parlando è unica e che ha già dentro di sé gli strumenti per diventare il meglio di se stessa e tu hai l'unico compito di farglielo capire (e, soprattutto, che non sai tutto). Non sei tu a ridare la vita a un altro, è l'altro che sboccia come un fiore coraggioso dopo il freddo inverno. E non è nemmeno detto che tu debba "ridare la vita" a qualcuno, puoi essere un ricercatore, puoi lavorare in una azienda, in una scuola, in un ospedale... tutto dipende da te, dalle competenze che decidi di sviluppare, da chi sei.
Ogni decisione è un viaggio... da Legami di Vita... e non solo.
E non basta la passione. Ci vogliono impegno e costanza. Soprattutto nei momenti in cui una voce dentro di te ti dice: "ma chi te la fa fare?", "guarda che la montagna è ripida, lascia perdere". La tentazione, a volte, è molto forte. Tutti si ritrovano con queste domande nelle tasche. Io le risposte le ho sempre trovate dentro di me, ma anche fuori: negli occhi delle persone. In tutti coloro che mi "usano" da sempre come confessionale. Nella consapevolezza che la competenza potrà solo farmi migliorare (e che non potrò averli come pazienti!). 
Anzi no, forse la vera risposta, nonostante tutte le difficoltà, la trovo la mattina quando mi sveglio... consapevole di essere nel mio posto del mondo.
Questo post l'ho scritto adesso perché so che le scelte universitarie devono essere prese entro poco. Io non ho grande esperienza, non sono un tutor, non sono nulla, ma partendo dalla mia di esperienza posso dire una cosa a chi si ritrova a fare questa scelta. Sappiate che prima o poi "avita azzuppà u muss" (per chi non conoscesse il mio dialetto: dovette "sbattere il muso"). Niente sarà più come la scuola, niente sarà più come vivere nella casa dell'infanzia (nemmeno se poi ci ritornerete), niente sarà lo stesso con gli amici, con i conoscenti, quando passeggerete per strada. Ma non abbiate paura. Abbiate il coraggio di affrontare le gioie e le delusioni. Rischiate facendo quello che fa per voi e non quello che gli altri vorrebbero che voi faceste. Pensate a chi volete essere. Questo sarà un passaggio fondamentale verso l'essere uomini e donne adulti, capaci di prendere decisioni, di assumersi le proprie responsabilità, di conoscere altri sistemi di pensiero, di amare. Concedetevi il diritto di dire "niente sarà più come prima", perché sarà lì che inizierà l'avventura. E forse pure un po' la felicità.

Ho scelto Psicologia perché nella vita, tra tutte le scelte, ho scelto me stessa sempre. E ho ancora voglia di scrivere.

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